Non è stata una mattinata come le altre per gli studenti dell’ISISS Pacifici e De Magistris. Ieri, 10 febbraio, le strade di Sezze si sono trasformate in un tappeto di passi e riflessioni in occasione dell’evento “Il Fuoco della Memoria”, che ha visto come ospite d’eccezione la dottoressa Fiammetta Borsellino.
Il corteo: la memoria che cammina
La giornata è iniziata alle 9:30, quando le classi coinvolte (3A, 3B, 4A, 4B del LES, insieme alla 4A del Liceo Scientifico e alla 4A del Classico) hanno lasciato il plesso scolastico. Non un semplice spostamento logistico, ma un vero e proprio corteo civile che ha attraversato le vie del centro fino a raggiungere l’Auditorium San Michele Arcangelo. Vedere decine di giovani riappropriarsi dello spazio pubblico per parlare di legalità ha offerto un colpo d’occhio potente, un preludio silenzioso ma vibrante al dialogo che sarebbe seguito.
L’incontro: testimonianza oltre i libri di testo
All’interno dell’Auditorium, l’atmosfera si è fatta densa. Fiammetta Borsellino non ha tenuto una lezione ex cathedra, ma ha innescato un confronto diretto con i ragazzi. Il tema, “Il Fuoco della Memoria”, è stato declinato non come celebrazione del passato, ma come carburante per il presente.
“La memoria non è un esercizio di stile, ma un dovere civico attivo” è il messaggio emerso con forza durante la mattinata.
Attraverso la sua testimonianza, la figlia del giudice Paolo Borsellino ha spinto gli studenti a riflettere sui pilastri della giustizia e della responsabilità individuale, sottolineando come la lotta all’illegalità passi prima di tutto per le scelte quotidiane di ogni singolo cittadino.
Un segnale per la comunità
L’iniziativa si è confermata un momento cruciale nel percorso educativo dell’Istituto, capace di rompere la routine didattica per toccare le corde della coscienza civile. Al termine del dibattito, intorno alle ore 12:00, gli studenti sono rientrati a scuola, portando con sé non solo appunti, ma domande scomode e nuove consapevolezze.
In un’epoca di velocità e oblio, Sezze ha dimostrato che il “fuoco” acceso da chi ha sacrificato la vita per lo Stato non ha intenzione di spegnersi, finché ci saranno giovani pronti a tramandarne la fiamma.

0